martedì 30 settembre 2008

CHI ERA EDDIE LANG?

N.B.: i links utili sono colorati

Eddie Lang è sicuramente uno dei più ignorati innovatori della musica del '900. Snobbato dalla critica, era amatissimo dai colleghi musicisti dell'epoca ed ha aperto la strada a tutti i chitarristi che negli anni successivi hanno fatto versare fiumi di inchiostro in articoli entusiasti.

In questo video ho voluto fargli un piccolo e scherzoso omaggio, che non può ovviamente rendere giustizia della sua figura di geniale pioniere.

Per chi volesse saperne di più, scrivo queste poche righe.

Per chi volesse saperne ancora di più, c'è qualcosa in rete (poco in italiano); e lasciate perdere i dizionari del jazz: ne ho aperti un paio e non ho trovato che poche righe di circostanza.

Esiste tuttavia un libro, scritto da Adriano Mazzoletti (noto critico jazz), dedicato interamente ad Eddie Lang e al Jazz "arcaico", dal titolo "Eddie Lang - Stringin' the blues", edito da Editoriale Pantheon (1997). Non ho avuto ancora la fortuna di leggere questo testo che dicono essere molto complesso e documentato: mi scuso e garantisco che appena avrò colmato questa lacuna aggiornerò questa pagina dandone conto.

LA CARRIERA

La carriera di Eddie Lang sembra segnata fin dall'inizio: il suo vero nome è Salvatore Massaro, è nato il 25 ottobre del 1902 ed è figlio di un liutaio molisano che vive nel sud di Filadelfia; accanto a lui abita il suo amico Giuseppe Venuti, che poi cambierà nome in Joe e che diventerà a sua volta un pioniere del violino jazz.

Anche Salvatore/Eddie studia il violino (per ben 11 anni), ma poi si dedica al banjo, per passare infine, nel 1924, alla chitarra, di cui diverrà un vero innovatore. In quell'anno, infatti, entra a far parte dei "Mound city blue blowers", la band formata da Red Mckenzie (celebre come il più grande suonatore di pettine e cartavelina).

In realtà, Lang suonava sicuramente la chitarra già da diversi anni, ma è in questa occasione che comincia a dedicarsi in maniera esclusiva a questo strumento.

Eddie lascia i "Soffiatori blu" l'anno successivo, in cerca di nuove possibilità espressive per il suo virtuosismo chitarristico. Dopo l'esperienza con i Blue blowers (che lo ha portato a suonare anche a Londra), Lang inizia la sua carriera da "turnista" e lavora con molti musicisti affermati, come Jean Goldkette, Roger Wolf Kahn e Adrian Rollini. Lavora molto anche col suo vecchio amico Joe Venuti: fra l'altro, entrano insieme nella band di Paul Whiteman, noto direttore d'orchestra jazz e considerato a tutt'oggi l'inventore delle orchestre da ballo (fu lui a commissionare a George Gershwin il famoso brano "Rapsodia in blu"). Entrambi appaiono anche nel film dedicato a Whiteman "King of Jazz".

Lang si stabilisce a New York, dove, tra il il 1926 e il 1933, lavora stabilmente (come "resident guitarrist") per la Okeh Records, un'importante etichetta discografica che ha uno studio di registrazione molto attrezzato.

Durante questo periodo di intenso lavoro in studio, si appassiona alle nuove tecnologie e studia le possibili applicazioni del microfono, il modo migliore di posizionare la sua chitarra rispetto ad esso e l'effetto "esplosivo" delle labiali P e F (per le quali si inventerà, più tardi, il "filtro anti-popper", un semplice telaio da porre tra il microfono e la bocca del cantante, in modo da frenare il getto d'aria generato da queste consonanti).

I cantanti che incidono per la Okeh sono molti e spesso chiedono espressamente di avere la chitarra di Lang nei loro brani. Tra questi si citano molte donne, come Sophie Tucker, Ruth Edding, Annette Hanshaw. Si tratta ovviamente di nomi oggi sconosciuti ai più, ma che all'epoca riscuotevano successo e vendevano molti dischi.

Eddie diventa, poi, stretto collaboratore del famoso attore-cantante Bing Crosby, che è uno dei suoi più grandi estimatori e che lo coinvolge nelle riprese del film The Big Broadcast, del 1932, nel quale il nostro appare in qualche scena mentre accompagna il protagonista. Lang e Crosby si conoscevano perché avevano già lavorato insieme nell'orchestra di Whiteman. Crosby resterà molto impressionato dalla morte prematura di Lang, avvenuta nel '33, soprattutto perché (su questo le fonti sembrano concordi) è lui a consigliargli di fare la tonsillectomia che gli costerà la vita. L'operazione dovrebbe risolvere i continui abbassamenti di voce a cui l'artista è soggetto. Bing Crosby, infatti, vuole fargli avere una parte nel suo nuovo film: oltre a suonare, stavolta Eddie dovrebbe anche pronunciare alcune battute, ma la laringite cronica di sui soffre rende la cosa problematica. La morte avverrà poche ore dopo l'operazione.

LO STILE

Ciò che rende Eddie Lang unico nel suo tempo è il fatto che cerca di sfruttare tutte le potenzialità di uno strumento polifonico complesso come la chitarra: inventa nuove posizioni per gli accordi e li amplia armonicamente. Per chiunque non sia un chitarrista è difficile immaginare l'importanza di queste innovazioni; per rendere l'idea in parole semplici, possiamo dire (senza timore di esagerare) che il concetto stesso di chitarra jazz si basa sulla ricerca di posizioni sempre nuove per gli accordi, sulle loro alterazioni e sull'uso degli arpeggi in fase solista.

Inoltre, Lang non si accontenta di confinare il suo strumento fra quelli da accompagnamento, e ne pizzica le corde come fosse un banjo, oppure si produce in assolo che mescolano tradizioni musicali fra loro lontanissime. Il suo stile è infatti un miscuglio mai visto prima di blues, jazz bianco, chitarra classica e spagnola (era un ammiratore di Segovia) e rimandi alla musica popolare della terra d'origine dei suoi genitori.

Ma perché prima di Eddie Lang la chitarra non è utilizzata come strumento solista? Semplicemente perché la chitarra suona troppo piano: nelle orchestre jazz la chitarra è confinata nella sezione ritmica perché il basso volume sonoro non gli permette di emergere come solista; Lang, invece, semplicemente posizionandosi più vicino al microfono, compensa questo difetto. L'avvento della chitarra solista è quindi strettamente legato alle innovazioni tecnologiche della prima metà del '900, tanto più che la definitiva consacrazione di questo strumento avverrà qualche decennio più tardi, con l'invenzione della chitarra elettrica.

Lang apre quindi una nuova era. I chitarristi che verranno dopo di lui avranno in molti casi una tecnica ancora più raffinata; ma attingeranno a piene mani dalle sue registrazioni e ne copieranno lo stile. Per questo Lang è da considerare il pioniere (se non il padre) della chitarra moderna.

LA PARENTESI BLUES CON LONNIE JOHNSON

Un'altra peculiarità di Lang è il suo eclettismo: passa da un genere all'altro con più disinvoltura del suo pubblico, tanto che, quando si unisce al noto blues-man nero Lonnie Johnson, preferisce cambiare nome in Blind Willie Dunn (Willie Dunn "il cieco", che pare sia il nome di un venditore di giornali amico suo; cfr Bellerby): esiste infatti una sorta di "empatia" fra il pubblico afro-amricano e i musicisti con menomazioni fisiche, come nel caso dei blues-men Blind Lemon Jefferson o Cripple Clarence Lofton (Clarence Lofton "lo storpio"), solo per citarne un paio. Così, con un nome "adatto", Eddie fa passare la sua musica per quella di un afro-americano cieco.

L'antica storia dell'artista costretto a inventare stratagemmi per farsi ascoltare sembra ripetersi anche nell'America del primo Novecento. Lang si dimostra professionista raffinato, capace di spostarsi da un genere all'altro, stravolgendo o addirittura beffando le idee preconcette di un pubblico i cui gusti musicali sono spesso influenzati da fattori socio-economici e razziali: così suona musica per W.A.S.P. adottando un nome americano, che nasconde le sue origini italiane, e musica per afro-americani spacciandosi per nero emarginato.

Come ha scritto Vic Belerby (A handfull of riffs, CD, Living Era, 1989) «sarebbe stato difficile vendere dischi intitolati "Eddie Lang's Gin Bottle Four"» ("I quattro della bottiglia di Jin di Eddie Lang") soprattutto perché appena due anni prima Eddie aveva avuto successo incidendo un arrangiamento per chitarra del "Preludio" di Rachmaninov (fra l'altro, bellissimo). Il pubblico (sia fra gli afro-americani che fra i W.A.S.P., probabilmente), non avrebbe gradito che un bianco facesse musica da neri. Eppure, il rapporto fra Eddie e Lonnie Johnson deve essere eccezionale, se il blues-man ne parla come di «un uomo gentile», che «sa suonare meglio di chinque abbia mai conosciuto. E ne ho visti molti in vita mia!» (cit. da Vellerby).

IL MISTERO DELLA MORTE

Riguardo alla morte di Lang (che pure rimane in parte avvolta nel mistero) non esistono informazioni certe, anche perché i medici non ne hanno mai chiarito le cause, per cui vale la pena di soffermarsi sull'argomento.

Secondo qualcuno l'operazione avviene in condizioni igieniche precarie. Solitamente, si parla in modo generico di "emorragia". Sulla pagina italiana di Wikipedia dedicata ad Eddie Lang (http://it.wikipedia.org/wiki/Eddie_Lang) è scritto che secondo Vince Giordano Eddie e il suo medico si ubriacano insieme subito dopo l'intervento; non abbiamo avuto modo di controllare la fonte, ma questa ipotesi è sicuramente falsa: diverse testimonianze raccontano che Lang conduceva una vita molto sobria e beveva raramente, a differenza della gran parte dei suoi colleghi musicisti. Pare che il suo unico vizio fossero le sigarette. Oltretutto, una delle poche cose certe è che Eddie non si è mai svegliato dall'anestesia.

Esiste un documento redatto nel novembre 2001 dal Dipartimento di Otorinolaringoiatria della Mount Sinai School of Medicine di New York, consultabile anche su internet (http://bixography.com/langmedicalreport.html), nel quale si dice che i medici avevano diagnosticato una "laringite cronica", accompagnata da non meglio precisati "disturbi digestivi", per cui si potrebbe ipotizzare che i suoi cronici abbassamenti di voce fossero la conseguenza di un "reflusso gastro-esofageo" mai diagnosticato.

Sempre in questo documento, si fa riferimento ad alcune interviste ai parenti di Lang, contenute nel testo di Mazzoletti, dalle quali si evincerebbe che la causa della morte sia stata il "soffocamento con il suo stesso sangue". Un'altra causa possibile, sarebbe stata una overdose da narcotico; infine si è parlato anche di "embolia polmonare". Si specifica che sarebbe stata necessaria un'autopsia, ma questa non fu permessa dalla moglie, la quale racconta: «Non volevo che lo tagliassero ancora... Qualsiasi cosa fosse andata storta, sentii che non volevo saperlo».

Ad ogni modo, è probabile che a monte ci sia stata una disattenzione di medici e infermieri, forse dovuta al fatto che, essendo domenica, il personale era ridotto. Sicuramente un controllo maggiore delle condizioni di Eddie avrebbe scongiurato l'incidente.

UN GENIO DIMENTICATO

Nonostante la stima di cui godeva in vita, Eddie Lang non ha riscosso fama postuma, al punto che è difficile negare che sia stato molto sottovalutato.

Nel sito www.allaboutjazz.com, Donald True Van Deusen scrive che, «incredibilmente, il suo centenario è stato ignorato perfino nella sua città natale. Nessun giornale locale, radio o T.V. si è preso la briga di ricordare il nativo di Filadelfia, che è stato uno dei più notevoli pionieri del jazz d'America».

Non mancano, tuttavia, critici che hanno scritto saggi raffinati su Lang, come Richard Hadlock, autore di "Jazz Masters of the Twenties" (Da Capo, 1988, citato da V. Bellerby), che ne ha evidenziato le capacità innovative anche da un punto di vista "armonico-compositivo", per così dire: in effetti, Lang fu il primo ad introdurre l'uso di nuove posizioni di accordi e (cosa nient'affatto scontata per quell'epoca) alterazioni sugli accordi.

LE CANZONI DEL VIDEO

Nel video ho inserito due brani scritti dallo stesso Lang.

"Eddie's Twister" (dove la chitarra la fa da padrona accompagnata al pianoforte da Arthur Schutt) è il primo brano per chitarra solista mai inciso da Lang: l'andamento ritmico "sui quarti" o "quadrato", tipico del suo stile, è puttosto evidente, così come il fraseggio ricco di arpeggi che rendono i suoi temi melodici sempre molto orecchiabili e al tempo stesso armonicamente ricchi.

"April kisses" è un virtuosistico assolo di chitarra, piuttosto lontano dagli standard del jazz, con richiami alla musica classica da camera e, al tempo stesso, alla musica contadina (ricorda in parte quelle melodie in 3/4 tipiche dei suonatori di organetto di certe tradizioni agro-pastorali nostrane, trasposte, ovviamente, in forma "tonale"); è un brano che oggi suona terribilmente (forse troppo) retró, ma dà un'idea abbastanza chiara di come Eddie riuscisse ad essere "fuori dagli schemi", oltre che della sua innegabile bravura tecnica.

Una chicca per concludere: se nella sua città natale di Filadelfia Lang è caduto nel dimenticatoio, si ricordano di lui nella cittadina molisana nella quale è nato suo padre, Monteroduni in provincia di Isernia, dove ogni anno si tiene un Jazz Festival in suo onore.

1 commenti:

Nino Frasio ha detto...

Bravissimo.
Una sintesi perfetta!