mercoledì 15 luglio 2009

L'indulto funziona

L'indulto funziona? A sentire giornalisti e politici no, a dare retta alle statistiche invece sì. Questo è quanto emerge dalla conferenza stampa dal titolo "A tre anni dal provvedimento di clemenza", (presieduta da Luigi Manconi, presidente dell'associazione "A buon diritto") che potete vedere qui. In questa conferenza è intervenuto Giovanni Torrente (responsabile dell'Osservatorio sulle Pene Detentive dell'Associazione Antigone), il quale ha snocciolato una serie di dati davvero interessanti.
Il succo è che il carcere favorisce la delinquenza, l'indulto e le pene alternative la diminuiscono, e anche se gli italiani delinquono più degli stranieri questi ultimi vengono carcerati sempre di più. Vediamo i dati?
Sono passati 35 mesi dal provvedimento di indulto varato dal governo Prodi. In questi 35 mesi sono rientrati in carcere circa il 28% degli indultati, meno di 1 su 3. Teniamo presente che, mediamente, torna in carcere circa il 68% dei condannati (dato che da solo dovrebbe dimostrare l'inefficacia del carcere). Se ne deduce che l'indulto ha fatto meglio di quanto il carcere riesca a fare normalmente. Molto meglio.
Che "il carcere fa male", come dice Giovanni Torrente, del resto, si capisce anche da un altro dato: degli indultati sono tornati in carcere circa il 30% dei carcerati contro il 21% di coloro che erano soggetti a pene alternative. Vero che questi sono dei soggetti "selezionati", quindi più propensi a intraprendere percorsi di recupero, ma è vero anche che il carcere spinge a delinquere e che tenere i condannati fuori grazie a misure alternative crea meno recidive.
È
vero che i criminali sono prevalentemente stranieri? No, perché tra gli indultati stranieri sono rientrati il 21% contro circa il 32% degli indultati italiani: una differenza del 10% che dimostra che gli italiani sono decisamente più tendenti a delinquere degli stranieri.
A questo si deve aggiungere che prima dell'indulto gli stranieri in carcere erano circa il 33%, oggi sono circa il 40% (a Torino si arriva a un picco del 70%) della popolazione carceraria. Come è possibile, se abbiamo appena visto che gli stranieri sono meno recidivi degli italiani? Personalmente ne deduco che l'Italia stia diventando sempre più razzista.
Se l'indulto ha ridotto il numero di recidive, perché non usarlo ancora? Se il carcere crea recidive, perché non sostituirlo con misure alternative? Se la popolazione carceraria aumenta di 1000 individui al mese (come sottolinea sempre Torrente) e non c'è posto per i cercerati, perché non smettiamo di carcerare le persone e utilizziamo sistemi che facciano meno "male" ai detenuti e a noi tutti? Il ministro Alfano, invece, ha assicurato che costruirà nuove carceri.

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martedì 14 luglio 2009

Sciopero blog

sabato 11 luglio 2009

"Il corpo delle donne" e il malessere di tutti

Che fine ha fatto il femminismo? Una risposta è questo bel documentario dal titolo "Il corpo delle donne" realizzato da Lorella Zanardo, che tiene anche un blog dallo stesso titolo, dove il documentario è visualizzabile in versione integrale (clicca qui). In alternativa è possibile vederlo su Youtube, suddiviso però in 3 parti: qui trovate la prima. Guardatelo e diffondetelo.
Da uomo sedicente femminista, vedendo questo bel lavoro, trovo conferma a tante cose che penso da tempo. Prima fra tutte che (sfruttamento del corpo femminile a parte) la nostra è una società sessualmente repressiva come, se non peggio, di quelle totalitarie o teocratiche. Perché, se la sessualità è il piacere spontaneo dell'incontro con l'altro, libertà di esporsi senza maschere e di conoscersi, allora l'onnipresenza di corpi femminili seminudi che rimandano alla sfera sessuale, esposti in strada sui cartelloni, in televisione, sui giornali e in rete è quanto di più oppressivo si possa concepire: la donna è costretta a vedere continuamente ciò che deve essere e non potrà mai essere, l'uomo a vedere ciò che deve desiderare e non potrà mai avere.
Alle donne non è consentito essere come sono: con la cellulite, i capelli grigi, le rughe.
Entrambi i sessi sono soggetti ad una rigida normativa che riguarda la sfera sessuale e che sta scritta sul corpo delle donne.
Una caratteristica delle società sessualmente repressive è l'omologazione del corpo femminile: donne tutte uguali sono donne senza personalità e donne senza personalità sono donne sottomesse. Esistono molte culture che operano questa omologazione lavorando sul corpo stesso delle donne, deformandolo, menomandolo; ma la nostra fa qualcosa di diverso e più perverso: lo espone come oggetto sessuale, il che condiziona l'uomo in modo irreversibile, creando in lui una dicotomia insanabile tra reale (la donna che incontra, conosce, che lo attrae sessualmente per motivi spesso inspiegabili) e immaginario (la donna che vede sui giornali, perfetta, finta, ritoccata dalla chirurgia o da Photoshop). Una dicotomia che porta a giudicare la propria partner e se stessi in base al livello di omologazione: tanto più la donna aderisce allo standard di bellezza, tantoppiù lei i il suo compagnio sono "vincenti" e socialmente accettabili.

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mercoledì 8 luglio 2009

Quanto spende l'Italia per la vita, quanto per la morte?

Ieri è iniziato il G8 2009 all'Aquila, dove si deve decidere, fra l'altro, degli aiuti ai paesi cosiddetti "in via di sviluppo", che spesso di sviluppo non vedono neanche l'ombra.
A questo proposito voglio fare una breve notazione numerica.
L'Italia non sta mantenendo le promesse sugli aiuti umanitari. C'è una bella intervista svolta da Bob Geldof ai danni di Silvio Berlusconi che vale la pena leggere. E vale la pena leggerla su questa pagina di inviato speciale, che commenta le belle domande di Geldof, le goffe risposte di Berlusconi e i commenti del direttore de La stampa Calabresi che cerca di tamponare le evidenti difficoltà del Cavaliere.
L'Italia doverebbe spendere in aiuti all'Africa lo 0,51% del prodotto interno lordo entro il 2010, cioè entro meno di un anno e mezzo. Siccome questo è ben lontano dall'accadere (e Berlusconi dà la colpa al governo Prodi che avrebbe lasciato troppi buchi in bilancio), il premier ha promesso a Geldof che entro il 2010 l'Italia arriverà allo 0,33%. Geldof gli ha risposto che è impossibile, ci vorrebbe uno sforzo faraonico, dato come stanno le cose oggi. Ma per avere le idee chiare, guardiamo qualche numero.
Siccome nel 2008 il pil italiano è stato pari a 1.572.243 milioni di euro, diciamo che lo 0,33% equivale a 5188 milioni di euro, circa: questa è la cifra che l'Italia non è in grado di investire per aiutare i poveri dell'Africa. Sembra tanto, ma vediamo altro.
Nel 2008 l'Italia si è classificata ottavo paese al mondo per spese militari, con un budget di 40,6 miliardi di dollari, che convertito in euro equivale a 29.200 milioni (fonte: Yearbook 2009 dello Stockholm intrernational research institute). Un costo oltre 5 volte superiore a quello 0,33% vanamente promesso da Berlsuconi a Geldof.
Se a questo aggiungiamo che, sempre nel 2008, l'Italia ha fatturato circa 3000 milioni di euro grazie all'esportazione di armi, possiamo dire che non solo non aiuta i poveri del mondo facendo loro promesse che non mantiene, ma alimenta il mercato bellico con ovvie conseguenze sulla proliferazione di guerre, scontri armati e morte nei paesi più poveri. Infatti tra i paesi destinatari delle nostre esportazioni di armi ci sono Nigeria, Libia, Pakistan.
Sarebbe curioso sapere come reagirebbe la popolazione italiana se venisse messa a conoscenza di questi numeri dai TG nazionali.

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martedì 7 luglio 2009

Napolitano tranquillizza Hu Jintao

Una spaventosa strage causata dagli scontri tra i manifestanti Uiguri nella provincia del Turchestan cinese (Xinjiang) e i cinesi di etnia Han, introdotti dal governo per mettere in minoranza i nativi di religione musulmana: 156 morti e circa 1446 arresti (stando alle notizie ufficiali dell'agenzia "Nuova Cina", quindi potrebbero essere molte di più). Dando la notizia, tutti i principali quotidiani e i TG nazionali hanno dato enfasi al fatto che il nostro presidente della Repubblica avrebbe chiesto al suo omologo cinese Hu Jintao (in visita in Italia in questi giorni) di fare "attenzione" ai diritti umani.
Per esempio, Il Tempo ha fatto un titolo con un virgolettato, vecchio trucco per far credere che la frase è riportata testualmente. Ma per farsi una idea dell'unanimità delle voci, basta fare una ricerca su Google, scrivendo: napolitano hu jintao "attenzione ai diritti umani".
Non è vero niente, si tratta di una menzogna spudorata. Il discorso pronunciato ieri da Napolitano al termine dei colloqui con Hu Jintao è pubblicato integralmente sul sito www.quirinale.it, nero su bianco. Come al solito, media e politici contano sul fatto che la massa dei cittadini legge solo i riassunti dei giornalisti.
Riporto un paio di brani significativi:

"La trasformazione e lo straordinario sviluppo dell’economia, della società e dell’influenza cinese in tutte le sfere della vita internazionale hanno contribuito in modo determinante a cambiare il mondo. Si è trattato di uno sviluppo pacifico rivolto alla costruzione di un mondo armonioso".

Sviluppo pacifico. Mondo armonioso. Uno dovrebbe chiedersi se è uno scherzo. O forse dovrebbe chiedere cosa pensano di una frase simile Tibetani, Uiguri e dissidenti politici cinesi incarcerati.
E poi più sotto:

"Con il Presidente Hu Jintao abbiamo anche potuto concordare sul fatto che lo stesso sviluppo e progresso economico e sociale che si sta realizzando in Cina apre nuove prospettive e pone nuove esigenze in materia di diritti umani. Questioni che l’Italia ha sempre affrontato e intende affrontare nel massimo rispetto delle ragioni dell’unità, dell’integrità e della autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative."

In pratica, ha detto a Hu Jintao che il governo cinese ha diritto all'autonomia di decisione in materia di "unità e integrità", che possiamo tradurre con "nazionalismo e lotta ai movimenti indipendentisti". Che equivale a dire che i diritti umani dipendono dalla volontà e dalle esigenze dei governi nazionali, anziché dal rispetto dovuto agli esseri umani in quanto tali. O, per capirci, che ognuno a casa sua fa quello che vuole. O che il rispetto delle persone, la libertà di pensiero, il diritto all'autodeterminazione devono essere soggetti alla discrezionalità dei governanti.
Sicuramente è vero che l'Italia si è comportata e si comporterà in questo modo con la Cina.
Chissà se nel colloquio con Hu Jintao, che domani sarà all'Aquila per il G8, gli ha fatto notare che le politiche antindipendentiste del suo governo hanno ucciso in un giorno solo tante persone quante il terremoto in Abruzzo. E probabilmente anche di più.

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